FAQ

FAQ

1. Che cos'è un certificato?

Il certificato è un titolo negoziabile che racchiude una strategia di opzioni. E' dunque uno strumento derivato cartolarizzato, generalmente quotato su un mercato dedicato, che consente di investire su un'attività finanziaria detta sottostante. Può incorporare una leva finanziaria (Leverage Certificate) e avere un profilo di rischio/rendimento speculativo o rispondere a logiche d'investimento di medio-lungo termine (Investment Certificate).

Per sapere che cosa s'intende con strumento derivato e strumento derivato cartolarizzato, leggi le risposte alle domande 2 e 3. Per capire invece che cos'è un sottostante, fai riferimento alla risposta alla domanda 4.

2. Che cos'è uno strumento derivato?

Uno strumento derivato è uno strumento finanziario il cui valore deriva dal valore di mercato di un'attività, detta sottostante, che può essere finanziaria (un'azione, un indice, un tasso di cambio, un tasso di interesse, ecc.) o reale come ad esempio una materia prima.

3. Che cos'è uno strumento derivato cartolarizzato?

Uno strumento derivato cartolarizzato è uno strumento derivato incorporato in un titolo negoziabile. Rispetto ad altre categorie di strumenti derivati come i futures e le opzioni, gli strumenti derivati cartolarizzati non sono contratti, bensì titoli emessi generalmente da un'istituzione finanziaria. I derivati cartolarizzati, denominati anche securitised derivatives, si suddividono in due categorie di strumenti: i certificati e i covered warrant.

4. Che cos'è il sottostante di un certificato?

Il sottostante è l'attività, finanziaria o reale, cui è collegato il valore del certificato. Può trattarsi di un titolo oppure di un indice azionario, di singole materie prime e basket delle stesse, valute oppure tassi di interesse. Il sottostante può essere composto da un singolo asset oppure da una pluralità di attività finanziarie.

5. Che effetto ha, di solito, il default dell'emittente dell'azione sottostante sulla posizione di chi ha investito in un certificato?

Per capire l'effetto sulla posizione dell'investitore in un certificato, è necessario chiarire che cosa si intende per default della società emittente il titolo azionario sottostante:

  • nel caso in cui tale società sia incapace di onorare temporaneamente alcuni dei propri obblighi nei confronti dei creditori, come ad esempio l'impossibilità di pagare una o più cedole o di rimborsare un prestito obbligazionario, tale evenienza non ha alcun effetto diretto sulla posizione dell'investitore in un certificato;
  • qualora la variazione del merito creditizio dell'emittente il titolo azionario si traduca in una variazione del prezzo di mercato del titolo, tale movimento viene incorporato nel prezzo di mercato del certificato;
  • invece, nel caso in cui si intenda l'annullarsi del prezzo del titolo azionario, cioè il principale parametro da cui dipende il prezzo di mercato del certificato e utilizzato per il calcolo dell'importo di liquidazione a scadenza, il certificato scade anticipatamente e viene liquidato a favore dell'investitore considerando l'equo valore di mercato.

L'investitore in un certificato non vanta alcun diritto nei confronti della società emittente il titolo azionario, ossia non deve in alcun modo considerarsi creditore della società che ha emesso il titolo azionario sottostante ma deve considerarsi creditore della sola società emittente il certificato, sebbene il valore del certificato dipenda dall'andamento del titolo azionario sottostante. Per conoscere in dettaglio questo argomento, comunque, occorre fare riferimento ai Regolamenti contenuti nel Prospetto Informativo di ogni categoria di prodotto. Per sapere che cos'è l'equo valore di mercato del certificato, leggi la risposta alla domanda 8. Per conoscere invece le conseguenze del default dell'emittente del certificato, fai riferimento alla risposta alla domanda 9.

6. Che cosa succede se l'azione sottostante diventa illiquida?

Nel caso in cui l'azione sottostante un certificato non conservi i requisiti di liquidità richiesti dal mercato di quotazione del certificato, oppure sia sospesa e non riammessa alla quotazione, il certificato generalmente scade anticipatamente e l'investitore ottiene la liquidazione dell'equo valore di mercato. Per conoscere in dettaglio questo argomento, comunque, occorre fare riferimento ai Regolamenti contenuti nel Prospetto Informativo di ogni categoria di prodotto. Per sapere che cos'è l'equo valore di mercato del certificato, leggi la risposta alla domanda 8.

7. Può accadere che l'emittente modifichi le caratteristiche dei certificati?

Sì, l'emittente può durante la vita di un certificato modificarne alcune caratteristiche con l'obiettivo di mantenere la posizione dell'investitore neutrale di fronte al verificarsi di eventi straordinari che possono riguardare il sottostante. Ad esempio, se la società emittente il titolo azionario sottostante al certificato stabilisce di fondersi con un'altra società dando vita ad una terza nuova società che le sostituisce entrambe, l'emittente interviene, ad esempio, sostituendo il sottostante originario con il titolo della nuova società nascente dalla fusione (ad esempio come accaduto per Unicredito e Capitalia). Per conoscere in dettaglio gli eventi rilevanti che determinano l'intervento dell'emittente sulle caratteristiche dei Certificati, occorre fare riferimento ai Regolamenti contenuti nel Prospetto Informativo di ogni categoria di prodotto.

8. Che cosa s'intende per equo valore di mercato del certificato?

L'equo valore di mercato di un certificato è il valore determinato secondo buona fede e prassi di mercato dall'emittente, sulla base degli ultimi valori di mercato del sottostante e di ogni informazione ed elemento ritenuti utili. Nel caso in cui l'emittente ricorra al calcolo dell'equo valore di mercato del certificato, fornisce tutte le indicazioni utilizzate per determinarlo.

9. Che cosa succede nel caso di default dell'emittente?

Nel caso di default dell'emittente, l'investitore si trova nella posizione di un vero e proprio creditore chirografario, cioè non privilegiato, senza alcuna garanzia reale della società.

10. Quando un certificato è detto Quanto?

Un certificato avente come sottostante un'attività la cui divisa di denominazione sia diversa dall'Euro può essere un certificato Quanto nel caso in cui l'emittente stabilisca, per convenzione, che il sottostante sia espresso in Euro, applicando il tasso di cambio 1 unità di divisa estera = 1 EUR. Ad esempio, l'indice americano S&P 500 è valorizzato in USD ma se viene utilizzato come sottostante di un certificato Quanto il suo valore è espresso convenzionalmente in EUR. Quindi, se l'indice vale 826 punti si intende che siano 826 punti indice in EUR e non in USD. I certificati Quanto consentono dunque di investire su sottostanti la cui divisa di denominazione naturale sia diversa dall'Euro, proteggendo l'investitore dal rischio di movimenti sfavorevoli del tasso di cambio tra quella divisa e l'Euro.

11. Qual è la differenza tra i certificati e gli ETF?

Sia i certificati sia gli Exchange Traded Funds (ETF) sono strumenti che permettono di realizzare un investimento legato ad un'attività finanziaria o reale, il cosiddetto sottostante, ma differiscono per diversi aspetti. a differenza degli ETF, i certificati non distribuiscono i dividendi; mentre gli ETF hanno un patrimonio separato da quello dell'emittente, caratteristica che rappresenta una garanzia in caso di fallimento dell'emittente, i certificati sono soggetti al rischio di default dell'emittente; a differenza degli ETF, che non prevedono una scadenza, i certificati generalmente hanno una scadenza che una volta raggiunta determina l'esercizio automatico da parte dell'emittente ed il pagamento dell'importo di liquidazione. Segnaliamo anche la disponibilità sul mercato dei “Benchmark open end” che sono privi di scadenza alla stessa stregua degli ETF; a differenza degli ETF, i certificati non sono soggetti a costi di gestione; i certificati, a qualunque tipologia appartengano, sono tassati al 12,50% sulle plusvalenze ottenute (redditi diversi, compensabili con minusvalenze pregresse), mentre gli ETF sono soggetti ad una tassazione differente a seconda della loro natura: ad esempio, i fondi cosiddetti "armonizzati", ossia conformi alle direttive europee, sono soggetti ad un'aliquota del 12,50% mentre i fondi "non armonizzati" sono tassati con aliquota differente. Gli ETF producono per buona parte redditi da capitale, non compensabili da eventuali minusvalenze accumulate in precedenza dall’investitore, e in misura residuale da redditi diversi.

12. L'investitore deve mantenere il certificato fino alla scadenza?

No, non è obbligatorio mantenere il certificato fino alla sua scadenza. Un certificato quotato sul mercato può essere venduto in ogni giorno di mercato aperto

13. Qual è la differenza tra l'emittente e il market maker?

L'emittente è la società che ha emesso il certificato e come tale è il soggetto verso il quale l'investitore vanta un credito corrispondente all'importo di rimborso alla data di scadenza del certificato. Con il termine market maker si indica invece l'intermediario finanziario che assume l'impegno di esporre in modo continuativo prezzi in acquisto e in vendita sul mercato di quotazione dei certificati, secondo le modalità stabilite dal mercato stesso.

14. L'investimento in certificati su indici azionari prevede il pagamento di dividendi?

Per la tipologia Benchmark, l'investimento in certificati su indici azionari non prevede il pagamento di dividendi in quanto il valore attuale dei dividendi viene riconosciuto implicitamente all'investitore al momento dell'acquisto del Benchmark. Il prezzo a cui viene negoziato il certificato è infatti inferiore al livello dell'indice azionario sottostante. Per tutte le altre tipologie di certificati, l'emittente utilizza i flussi dei dividendi relativi all'attività sottostante per finanziare la struttura del certificato.

15. Dove posso trovare la documentazione legale dei certificati?

Tutti i Prospetti Informativi dei certificati sono consultabili o scaricabili nelle varie schede prodotto presenti in questo sito, nei vari website degli emittenti e su quello di Borsa Italiana.